sabato 18 gennaio 2014
Bene comune... Chi?!
La battuta di Renzi su Fassina che ha portato alle dimissioni del viceministro dell'Economia sta ormai spopolando (Crozza docet...). Ma negli ultimi giorni sembra che il vero sconosciuto alla politica italiana sia non tanto Fassina ma il "bene comune".
Il Governo Letta, che non sembra aver brillato in questi mesi per spirito d'iniziativa, ha inanellato nelle ultime settimane una serie di colpi da maestro che includono:
1. il pasticcio del rimborso di 150€ a carico dei docenti di scuola;
2. il mistero mini-IMU: il balletto "abolizione - non abolizione" é un altro passo falso;
3. la legge elettorale: fermo restando le indicazioni diffuse dalla Corte circa la decisione presa a dicembre di cassare parte del porcellum, le tre ipotesi attualmente messe in campo da Renzi restano suggestive ma non così immediatamente realizzabili (il sistema spagnolo necessita di ridisegnare i collegi elettorali; il mattarellum richiede l'eliminazione dello scorporo e l'integrazione del premio di maggioranza; il "Sindaco d'Italia", con il suo premio di maggioranza al 60% presenta gli stessi rischi di incostituzionalità del porcellum). Detto questo, se al sistema elettorale si volesse aggiungere qualche riforma istituzionale, i tempi della modifica ex art.138 andrebbero ben oltre i 18 mesi che Letta aveva promesso circa dieci mesi fa presentandosi alla Camera;
4. il record di voti di fiducia-verifiche-contratti di coalizione: siamo a quota 5 nel giro di poche settimane, con l'ultima recentissima audizione del ministro De Girolamo in un'aula deserta (anche di ministri...). E come se non bastasse, le ultime dichiarazioni parlano di fine del governo o, nella più classica delle tradizioni, un sano rimpasto. Tenendo anche conto che, legge elettorale permettendo, le percentuali di scioglimento delle Camere entro marzo salgono considerevolmente.
Eppure il cammino da intraprendere per rimetterci in carreggiata sembrerebbe vedere tutti d'accordo: mi sono sorpreso a concordare con Giavazzi e Alesina nel loro commento del 10 gennaio sul Corriere, incluse alcune obiezioni alle dichiarazioni di Renzi nel Job Act (vedi link).
Ma se tutto é così chiaro e condiviso, cosa si è ingrippato?
Provo ad avanzare una ipotesi. Prendendo in prestito la riflessione di un caro amico, quello che serve è una maggiore chiarezza su cosa sia il bene comune. Partiamo da cosa non è. Il bene comune è diverso dall'interesse generale: l'interesse generale è un minimo comun denominatore tra tanti interessi particolari dei quali si cerca una via che accontenti un po' tutti e scontenti meno gente possibile. L'attuale dibattito sulla legge elettorale mi sembra un buon esempio: ciascuno parte da cosa gli può fare meno male o cosa garantisca nel breve il risultato sperato (elezioni anticipate o conferma del Governo, magari re-impastato).
Ma il bene comune è altro: anzitutto é il semplice riconoscimento di ciò che serve fare ora (e tutti sembrano concordare, a parole). Ma ha un aspetto in più: come diceva San Tommaso "Siccome la parte e il tutto fanno in certo modo una sola cosa, così ciò che è del tutto è in qualche maniera della parte". Perciò senza questa consapevolezza, si punterà a piccoli accordi di breve che alla fine non servono a nessuno. Chi, anche al di là della politica, guarda i propri compagni di lavoro o i vicini di casa così?
Il mio bene include il benessere di tutti gli altri.
Ora viene il bello: come si traduce tutto questo in termini economici, politici e sociali? Spero che nei prossimi articoli sul blog di questo gruppo d'assalto, qualcuno avanzi dei suggerimenti e ci dia del materiale da discutere.
Ecco intanto un paio di articoli: quello di Giavazzi e Alesina e un'intervista a Renzi che continua a "schermirsi", ma a me comincia a puzzare un po'...
Articolo di Giavazzi e Alesina su Corriere del 10 gennaio
Intervista a Renzi su Corriere 12 gennaio
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