L'idea di una bad bank per far fronte ai crediti deteriorati piace eccome. Infatti il governatore della Banca d'Italia, nel suo discorso all'annuale convegno degli operatori di mercato (link), confida sul fatto che la creazione di questi tipi di interventi "volti a razionalizzare la gestione dei crediti deteriorati" vanno nella giusta direzione. "Interventi più ambiziosi [...] non sono da escludere, possono consentire di liberare, a costi contenuti, risorse da utilizzare per il finanziamento dell'economia". Unica condizione, che lo Stato non sopporti alcun costo, dato l'ingente debito.
Difatti gli esempi più recenti di Spagna e Irlanda prevedevano, seppur in maniera ridotta, l'intervento dello Stato e dei contribuenti.
L'ipotesi, riportata dalla Reuters, al momento parlerebbe della creazione di una simil bad bank costituita dai crediti deteriorati delle due principali banche italiane (Intesa e Unicredit), in tutto circa 120 miliardi, affidando poi la gestione al fondo specializzato KKR.
In breve un vantaggio per le due banche che si priverebbero di asset tossici recuperando un valore nettamente minore, ma liberando il bilancio da crediti pesanti in vista degli stress test estivi e degli indici richiesti da Basilea 3 già per il 2015.
Come funziona in brevissimo una bad bank è presto spiegato. Se qualcuno vi deve 1000 euro e alla scadenza non è in grado di far fronte al pagamento, voi potreste concedere altro tempo, sperando che le condizioni migliorino e riavere indietro i vostri soldi. Il problema è che nel frattempo non potrete usare quei soldi per concedere altri prestiti. Se la situazione del debitore, però, dovesse peggiorare e quasi sicuramente non avere più indietro i vostri 1000 euro, potreste dire "dammi 300 euro e non ne parliamo più", iscrivendo una perdita di 700 euro.
La bad bank vi permetterebbe invece di avere un nuovo soggetto disposto a pagarvi 400 euro per acquistare il debito di mille, ed occuparsi lei della riscossione del debito. La banca in questo caso avrebbe subito dei nuovi fondi da reinvestire in nuovi prestiti e un bilancio pulito pulito.
Ecco adesso il punto veramente dolente. Ma i nuovi fondi incassati verrano veramente utilizzati per "il finanziameno dell'economia" reale? Infatti il calo dei prestiti alle imprese italiane ha prodotto un bel -9% negli ultimi due anni.
Un aiuto arriva ancora dal governatore che in chiusura di discorso ci ricorda che "la capacità delle banche di stimolare e sostenere [...] l'attività innovativa delle imprese è in altri paesi uno dei principali motori di crescita."
"Il sistema finanziario deve riguadagnare, anche da noi, la fiducia del pubblico [...]. Deve dimostrare di saper svolgere appieno la propria funzione".
Tocca alle banche, a questo punto, trasformare le parole in fatti.
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